Giovani a manifestare: pecorelle strumentalizzate?

 Giovani a manifestare: pecorelle strumentalizzate? 
 
Si dice che i giovani non partecipino alla politica, che non si interessino alla vita della “cosa pubblica” e che siano disinformati e addirittura qualunquisti. Queste spesso sono visioni parziali, il punto di vista di chi vuole pensarla così e che vuole che gli altri abbiano una visione distorta della realtà.
Più di una volta in seguito a manifestazioni si è sentito dire dai soliti protagonisti politici (vaga allusione) che tutti quei giovani lì a esprimere il loro giudizio (non a caso spesso contrario alla maggioranza) non fossero altro che stupidi strumentalizzati dai grandi partiti.
E allora sorge spontanea una domanda o almeno una contraddizione: se i giovani non esprimono il loro parere sono qualunquisti, se lo esprimono sono strumentalizzati, come fanno i giovani in un paese come l’Italia a esprimere le loro idee in modo da essere  perlomeno credibili?
È dalla partecipazione attiva e nell’esprimere il proprio assenso/dissenso (più spesso dissenso) che l’opinione del singolo si manifesta. Le opportunità non mancano, prime le manifestazioni di cui abbiamo appena parlato.
Impossibile è scordare le rumorose manifestazioni di settembre-ottobre 2008, manifestazioni in cui centinaia di migliaia di studenti sono “scese in piazza” per dire no alle allora insopportabili pretese sulla riforma scolastica. Eppure queste manifestazioni, l’onda anomala di studenti in rivolta si è placata, perché? Alle scuole occupate, che si dicevano contrarie alla riforma, oltre a una disinfestazione cosa è seguito? La riforma Gelmini (allora decreto legge) è stata tirata indietro? C’è stata un’effettiva riforma scolastica volta alla ricerca e alla meritocrazia? Che io sappia no. E allora che fine hanno fatto quelle “21 persone” che secondo Emilio Fede avevano manifestato per dire NO a un mondo che era pronto a rinunciare al futuro? Tutto è ripreso con regolarità, gli animi più infiammati hanno smesso di ardere, questo per lo meno ai piani bassi (noi ancora liceali), dove già alla terza manifestazione non era presente quasi nessuno.
Le cose non cambiano e le persone rinunciano. È la poca fiducia nella possibilità di cambiare che induce noi giovani, che dovremmo essere anime sognatrici, a rinunciare ai sogni utopistici che proprio noi dovremmo avere?  O forse è solo la pigrizia e il qualunquismo di cui tanto ci accusano a rendere tale la nostra quiescenza? In alcuni casi è così, forse in anche in troppi; certo la mia parte cinica direbbe che siamo solo realisti, tuttavia non posso fare a meno di sottolineare l’assoluta importanza che ha per noi (molti dei quali siamo ancora privi di quel potere che è il voto) l’esprimere un giudizio in una Repubblica Parlamentare rappresentativa quale è l’Italia. Rendere noto quello che pensiamo è ancora una grande arma, checché ne possano dire. Siamo noi giovani che possiamo, anzi dobbiamo esprimere il nostro giudizio sulle scelte che noi non prendiamo. E ora come ora l’unico mezzo che viene ancora preso in considerazione è la protesta che la nostra costituzione (anche se c’è da aspettarsi imminenti modifiche) ancora difende nell’articolo 3.
La manifestazione pacifica per esprimere un proprio giudizio, una partecipazione da parte nostra che non sia un eccezione, o un evento occasionale, ma che sia la presenza di un individuo consapevole di battersi per la propria idea e per la sua libertà di opinione. Non siamo pecorelle al seguito di un pastore confuso, siamo persone dalle coscienze formate o perlomeno in via di formazione, con nostre idee e la voglia che siano ascoltate.
Esempi recenti come il No-B day hanno dimostrato come il malcontento di alcuni si sia trasformato nel dissenso di molti che sono riusciti a comunicare il loro parere arrivando a più di un milione di persone (pardon poco più di 100).
Non possiamo sottostare a decisioni ingiuste prese da politici ormai interessati solo ai loro interessi. Non possiamo continuare a lasciare dormienti in nostri spiriti in balia di uno stato che non rappresenta più nessuno. E questo non vuol dire che ci dobbiamo ribellare, ma che dobbiamo formare nuove coscienze pronte a dire no e a manifestare la loro divergenza.
 
Silvia Pappalardi

Gioventù Attiva ha dato un

Gioventù Attiva ha dato un contributo fondamentale all'organizzazione della partecipazione alla manifestazione dell'11 dicembre. Sul profilo facebook del movimento ci sono i video e le foto della mobilitazione!

Ohi Silvia complimenti per

Ohi Silvia complimenti per l'articolo. Sei riuscita a prendere in pieno il problema della questione e inoltre l'hai analizzato e sviscerato in un modo oserei dire quasi "socratico".

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