20/11/2009, l’incontro con David Sassoli
20/11/2009, l’incontro con David Sassoli
A Capoprati il 20 Novembre 2009 è ancora solo un umido Venerdì sera. La gioventù attiva di Roma Nord divaga tra una Peroni ghiacciata da 2,50 Euro, il consueto drummino e l’ennesima fetta d’una fredda torta rustica. Poi, finalmente, qualcuno lancia un lungo e confuso telefono senza fili:
<E’ arrivato !> <Ma chi? Lui? E’ venuto veramente?> <Sissì, sta arrivando.> <Dai, cazzo andiamo a sederci!>.
Non ho idea di quanta gente ci fosse a sussurrare, bere, discutere sotto l’irresistibile Gazebo verde di Legambiente, ma quando David ha fatto il suo ingresso, tutti si sono soffermati, almeno per un attimo, a guardarlo: non è più l’uomo che ogni sera alle 20:00 esordiva <Buonasera dal TG1. .> e ci raccontava, con il solito ritmo familiarmente giornalistico, le dichiarazioni di Bush e Berlusconi. Si è scurito leggermente i capelli, non porta più gli occhiali, ha l’aria più “intellettuale”. Sembra un vero politico, con le Clarks sotto ai jeans, giacca scura, golfino, camicia a righe... saluta tutti, qualche stretta di mano e si appresta ad essere ascoltato.
Ecco un breve riassunto di ciò che è venuto fuori, soprattutto dal microfono del Capo-Gruppo del PD a Strasburgo, durante la serata a tema “Libertà di Informazione”, organizzata da Gioventù Attiva.
Per capire l’importanza dell’argomento trattato, consideriamo il fatto che, di media, il 70% di quello che sappiamo (o che più probabilmente non sappiamo) ci viene dalla sola televisione, solo il rimanente 30% ci viene invece da libri, giornali…internet, esperienze personali e così via.
Specialmente in un contesto giornalistico, parlare di verità –d’una verità certa- è molto difficile, piuttosto si può, ed è giusto, parlare di libertà d’informazione! E chi ci dice che siamo liberi? Quando, come si è liberi? Possiamo essere liberi, solo se il sistema ci concede di esserlo. Ma quello della censura, del diritto alla verità, del peso del potere e della politica sull’informazione è un problema che risale ai tempi di Giulio Cesare, che già all’epoca comprese l’importanza e la potenza (dell’informazione), e la sfruttò per esaltare, giustificare, manipolare a suo piacimento i fatti avvenuti. È quindi un problema le cui radici scavano molto in profondità nei secoli. E’ un albero difficile, impossibile da abbattere con una manifestazione, e 100.000 iscritti al gruppo di Facebook.
In un paese democratico e liberalizzato, come l’Italia –e la maggior parte dei paesi del così detto “Occidente”- dove non è più lo Stato a dettare il ritmo, ma il Mercato, avere un giornale significa avere delle quote di pubblicità. Di conseguenza, avere molte quote di pubblicità significa poter essere un importante giornale. Dato che in Italia il numero di quote di pubblicità è quello -perché il Mercato è quello che è- i giornali importanti possono essere quei 7/8, non di più, e lo stesso discorso vale per i canali televisivi.
Parlando di cose, per quanto ormai comuni, ma pur sempre assurde, e quasi divertenti da commentare, nel 2004 il Ministro Gasparri ha sfoderato una nuova legge, nella quale si stabilisce che il Parlamento (quindi la maggioranza di governo e gli altri due grandi partiti) entri ufficialmente a far parte del Cda RAI, portando la fetta pubblica di televisione alla famosa, attuale lottizzazione di cui tanto si parla. Adesso… questo “rischia di esser visto” da qualcuno come un conflitto d’interessi, per il conflitto di interessi, e nella mentalità standard-occidentale, per conflitto d’interessi, ci si dimette da una carica pubblica. In Italia, non solo questo non accade -quasi- mai, ma è legge che la maggioranza di governo controlli l’informazione pubblica!
Purtroppo non si può stare qui per sempre semplicemente a fare il tifo perché la legge venga applicata. Serve molto di più! Serve un grande cambiamento di mentalità politica. I sistemi pubblici vanno salvaguardati, perché sono questi che danno carattere alla comunità – se ancora di comunità si può parlare, in questo paese. Bisogna rimettere i sistemi pubblici al centro della questione politica! Continuando in questo modo, lasciando che siano il governo e le segreterie dei partiti del a scegliere i direttori dei telegiornali, come anche i manager e i primari degli ospedali, un giorno arriverà qualcuno che, carte alla mano, ci dirà che lo Stato non può più permettersi questa sanità pubblica, che è un gioiello di famiglia e che ci invidia persino Mr. Obama, il quale, su questo nostro modello, sta cercando di riformare (ma più che una riforma è una rivoluzione) la sanità americana. Continuando a dare i nostri ospedali, i nostri sistemi pubblici in pasto ai politici e ai mafiosi – se c’è distinzione – finiremo, o costretti a pagare assicurazioni mediche, o, nell’ipotesi migliore, all’estero. Ma in questo paese non possiamo più permetterci di tirare i remi in barca e sdraiarci. Chi ha una buona idea la tiri fuori. Ora. E ne faccia venir fuori qualcosa di buono. Ora. Per favore. Gioventù, attiva-ti!
Pietro Autorino



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