Gioventù Attiva partecipa alla manifestazione dell'11/12/09
Il nostro paese sta attraversando una fase nella quale la rappresentanza politica non attribuisce la necessaria importanza alle istituzioni pubbliche che hanno la funzione di custodire, rinnovare e trasmettere la nostra cultura ed il nostro sapere. Ne sono una dimostrazione i tagli effettuati negli ultimi anni sui fondi stanziati per l’istruzione scolastica ed universitaria e per i beni culturali. Questo nostro patrimonio si sta deteriorando, forse irrevocabilmente, e la cosa peggiore in questi casi è il silenzio della società civile, di noi giovani e studenti, che siamo il futuro del paese. Su di noi gravano in questo momento e graveranno ancor più negli anni a venire le scelte che vengono prese oggi.
Il presente governo ha approvato per il quinquennio 2009-2013, con la legge finanziaria 133, tagli di circa 1,5 miliardi di euro sui fondi per l’istruzione universitaria. Ora presenta un decreto legge, firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, annunciato come una riforma sostanziale del sistema e dell’istruzione universitari. Una riforma che, giusta o meno che sia, si presenterebbe comunque come una risposta unilaterale ai molti problemi che riguardano l’università, se non ci fossero alcuni problemi di fondo.
Questi sono i motivi che spingono il nostro movimento ad affermare la propria contrarietà alla riforma a partecipare alla grande mobilitazione studentesca di venerdì 11 dicembre:
I. La riforma è “a costi zero”. Ciò significa che il governo intende realizzare una riforma sostanziale e complessa dell’università senza spendere un centesimo e continuando, per contro, ad effettuare tagli ingenti sull’istruzione universitaria.
II. Nel testo del decreto legge sono elencati obiettivi nobili, quali la razionalizzazione ed il miglioramento della gestione degli atenei, la gestione dei conflitti d’interesse, la sconfitta del clientelismo, l’importanza attribuita la merito, ma non si specifica in che modo perseguirli e tantomeno si identificano i mezzi economici necessari.
III. La riforma è nata senza interpellare i diretti interessati: docenti, ricercatori, studenti. Come annunciato dall’Osservatorio sulla Ricerca, non c’è stato il benché minimo dialogo.
Mancano tutti i presupposti per realizzare una riforma sostanziale. Non è certo in questo modo che miglioreremo la nostra università. Inoltre, la politica di riduzione degli investimenti nell’istruzione lanciata da questo governo non riguarda soltanto l’università ma anche la scuola a tutti i suoi livelli.
Riteniamo che, in questo caso, il problema non sia tanto di colore politico quanto di mentalità. Noi giovani dobbiamo rivendicare una volta per tutte l’importanza della qualità dell’istruzione e delle istituzioni pubbliche, il valore della pubblicità di queste ultime, la necessità di investire nel futuro del nostro paese. Saranno questi i fattori determinanti per affrontare le sfide di domani e sono questi i fattori rispetto ai quali l’Italia si trova già in una condizione di netta inferiorità in ambito internazionale.
La manifestazione dell’11 non è soltanto una protesta contro la riforma universitaria, non per noi. Deve essere simbolo del fatto che i giovani, gli studenti sono consapevoli dei propri diritti ed hanno a cuore le sorti del proprio paese. Il miglior modo per dimostrarlo è manifestare individuando motivi ben precisi per farlo, e, ancor di più, battendoci per la salvaguardia culturale e formativa dell’Italia.
Dobbiamo partecipare tutti insieme, per dimostrare che noi giovani ci siamo e dobbiamo avere un ruolo nella determinazione delle scelte in materia di politica interna.
Uniti per la qualità dell’istruzione pubblica e contro i tagli! Tutti in piazza l’11 dicembre!!!
Gioventù Attiva




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