DE BELLO CIVILI
Le crepe si allargano nel Pdl. Nonostante la successiva presa di distanze di Berlusconi rispetto a quanto scritto da Feltri, con l'attacco de Il Giornale al “compagno” Gianfranco Fini i problemi tra i due cofondatori della maggioranza vengono a galla inesorabili. Il premier cerca ancora di nasconderli, ha infatti assicurato che “con Fini è tutto a posto...”, ma il Presidente della Camera smentisce affermando che “Non è tutto a posto, anzi i problemi politici rimangono ed è paradossale che Berlusconi li neghi”.
Già nei giorni precedenti l'editoriale, lo scontro tra i due leader si era riacceso, da quando l'ex presidente di An si era espresso a favore del voto amministrativo per gli immigrati (guadagnandosi il titolo di “matto” dal Carroccio) e aveva chiesto modifiche della legge sul testamento biologico, da lui definita “clericale”. E come non pensarlo se l'offensiva della destra a Fini viene letta dal Vaticano come un segnale distensivo mandato da Palazzo Chigi alla Chiesa, alla vigilia del voto sul biotestamento?
Di opinioni liberali su immigrazione e testamento biologico, Fini promette di dire la sua a Gubbio, dove si terrà il tradizionale convegno estivo del Pdl, riguardo quello che non va nel partito e nel modo di condurre la politica del centrodestra, a partire dalla guida monocratica e sempre più aggressiva del premier, che Alessandro Campi, uomo vicinissimo al presidente della Camera, definisce “sempre più asserragliato nel suo bunker”.
In questo modo Gianfranco Fini ottiene la solidarietà e l'apprezzamento da parte della sinistra, cosa che però potrebbe ritorcerglisi contro. L'ex An viene infatti accusato di andare in cerca della simpatia dell'opposta parte politica per le sue mire al Quirinale, essendo la coda per il posto di leader nel (più vicino?) dopo-Berlusconi già troppo lunga.
Ma c'è chi invece vede nell'apertura di pensiero di Fini ed anche nella sua ricerca di accordi con l'Udc, il segnale di un tentativo di costruire un centrodestra europeo alla Sarkozy, laico e libertario, attento ai diritti, moderno, moderato, ostile al populismo e all'antipolitica, un centrodestra meno aggressivo, rabbioso e schiumante di quanto sia quello attuale.
Quali che siano le sue intenzioni, certamente questa volta Fini non poteva tacere. Non vuole infatti, giustamente, essere visto solo come un fastidioso spiffero di vento, da poter mettere a tacere chiudendo la finestra. Al silenzio preferisce il rischio dell'isolamento all'interno della coalizione, ed è proprio questo pericolo che i suoi fedelissimi stanno tentando di scongiurare.
All'estero intanto la divergenza tra i poli del Pdl non è passata inosservata non solo tra El Mundo, El Pais e Le Monde. Il Times di Londra infatti titola: “In Italia è scoppiata la guerra civile tra Berlusconi e i suoi alleati” ed osserva che politici dell'opposizione e commentatori predicono "l'inizio della fine del regno del premier”.
Di "fine di un'era" parla anche l'edizione online del New York Times e riporta l'opinione di James Walston, docente di scienze politiche all'American University di Roma: "Abbiamo raggiunto una situazione in cui si presume, non solo da parte della sinistra, che l'era Berlusconi stia raggiungendo la fine". E nello stesso articolo del quotidiano newyorchese, un alleato di Berlusconi, il presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo, dice: "Si fanno certamente ipotesi sull'inizio del suo declino".
Giulia Montefiore




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